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SITO DI INFORMAZIONE MELEGNANESE |
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LA GRANDE STORIA DI MELEGNANO Dalle origini sino al 1000 si fa risalire al tempo in cui i Galli Boi invasero la valle padana un primo insediamento nel nostro territorio di un sottogruppo di essi, che presero il nome di Ambroni da cui deriva il nome del fiume Lambro, presso il quale si stanziarono. Siamo intorno al 300 a.C. e restano reperti importanti, come tombe galliche, vasellame e oggetti vari in metallo, rinvenuti nel 1881 lungo la strada che da Mezzano porta a Vettabiolo, che ne fanno inconfutabile testimonianza. I Romani giunsero qui verso il 220 a.C. e per secoli i nostri predecessori hanno cercato risposte al dilemma del nome della nostra citta: MELEGNANO O MARIGNANO. Tutte le varie ipotesi formulate, arricchite di leggende curiose e interessanti, non trovano riscontri e fondamenti storici. Dobbiamo arrivare al 333 d.C. per trovare un primo indizio del nome della nostra citta. Esso si riferisce a una stazione romana per il cambio dei cavalli tra MILANO e PIACENZA. L indicazione e inserita in quell itinerarium Burdigalense stilato da un pellegrino diretto ai luoghi santi, in cui si trova la nota mutatio ad IX (stazione per il cambio al nono miglio) che e chiaramente riferibile al territorio di Melegnano. Per
ritrovare un altro chiaro riferimento alla nostra citta bisogna arrivare all
anno 830 in cui, su un documento giuridico, compare la testimonianza di un tale
Madelbertus da Meloniano. Per alcuni studiosi, e per analogie con nomi di altri
luoghi della zona (Sesto Ulteriano da Sextus ultra ianuas e Occhio da Octavus),
Meloniano e il nome romano derivato da quel milium nonum del secolo IV tratto
dall itinerarium. Dalla toponomastica alcuni altri ricercatori fanno risalire a
Marinianus il nome, derivandolo dal nome di famiglia dei Marinius, cosi come
Carpiano da Carpius, Calvenzano da Calventius, Sarmazzano da Sarmatius,
Pedriano da Petreius, Balbiano da Balbus. I Romani lasciano nel nostro
territorio segni inequivocabili della loro presenza, come la divisione dei
terreni dell'agro pubblico col metodo della centuriazione, le iscrizioni e gli
itinerari, le strade, l organizzazione umana e sociale: scompaiono i villaggi
preromani e si formano le cascine. Del periodo delle invasioni barbariche
troviamo il riferimento all uccisione di Severino Boezio da parte di Teodorico,
uccisione che si da presumibilmente avvenuta in loco Calventiano dove ora sorge
la Basilica di S. Maria Assunta di Calvenzano. Dopo la parentesi della
dominazione longobarda, la battaglia di Melegnano del 590 siglo l avvento dei
Franchi, che costruirono un regno solido e ben organizzato. In questo periodo l
economia locale era principalmente basata sull agricoltura e la Bassa milanese
e segnalata per la fertilita dei campi. Attorno a Milano esisteva un tipico
ordinamento longobardo, per cui i signori, di stirpe militare, erano i
proprietari ma non lavoravano direttamente i loro fondi, divenuti quasi
accampamenti militari. Il Lambro e la Vettabia erano vie importanti per il
trasporto fluviale di merci verso Milano. Nei secoli VIII e IX d.C. Melegnano e
incorporata nella contea franca di Milano che fu uno dei feudi piu grandi e piu
importanti d'Italia. Il feudo di Milano era feudo ecclesiastico, tenuto da
membri del clero, vassalli dell imperatore. In questo intreccio di legami
Melegnano fu affidata a un capitaneo, o capo di pieve, che divenne capo
dell'amministrazione. Dal sec X, col nome di pieve, si intese una parte di
regione formata da villaggi, paesetti e borgate e tale denominazione si
mantenne per parecchi secoli. Intanto le campagne si andavano coprendo di
castelli costruiti da abati, vescovi, signori feudali, ricchi proprietari
terrieri, aiutati dalle popolazioni locali a cui il castello poteva, all
occorrenza, dare rifugio. Sembra che sia di questo periodo e contesto storico
la costruzione di un castello a Melegnano, sorto dove ora sorge il cimitero
comunale sulla vecchia strada Cerca. Attorno alla chiesa di San Giovanni si
viene formando un centro storico comprendente anche molte cascine (fino a
qualche decennio fa se ne contavano 15). La forma e quella della curtis padronale
e il padrone o l amministratore dipendevano da un proprietario piu ricco che
era vescovo, conte o signore laico. Del periodo barbarico restano
principalmente segni riferibili alla dominazione longobarda, certamente, fra le
tante, quella piu accettata e penetrata nel tessuto sociale. Tra queste
testimonianze segnaliamo in particolare un frammento di scultura murato nella
Chiesa di Calvenzano, nomi di persona di origine longobarda contenuti in
documenti locali di quei tempi (Arialdo, Teufredo, ad esempio), la navigazione
del Lambro e della Vettabia, la viabilita attiva che passava sulla via
Emilia, un frammento di una Crocifissione conservata nella Chiesa di Vizzolo.
Il Medioevo, i Comuni e il Rinascimento Quando comparve sulla scena politica Federico
Barbarossa, Melegnano e di nuovo al centro di altre vicende belliche. La
ritroviamo, infatti, implicata nel teatro di guerra o come via di passaggio
nelle lotte che il Barbarossa ingaggio nell Alta Italia contro i Comuni. Con la
battaglia di Legnano le citta lombarde riconquistarono la loro indipendenza e,
col trattato di pace tra Milano e Lodi Melegnano fu ceduta dai Lodigiani ai
Milanesi. Da questo momento, pur fra alterne e complesse vicende, le sorti
politiche di Melegnano saranno strettamente legate a quelle di Milano. Federico
II riprese le guerre coi Comuni e in una di queste sue sortite, passato il
Lambro, distrusse Melegnano, Landriano e Bascape. Ma i Milanesi allagarono
campi e prati e l imperatore, impantanatosi negli acquitrini che si erano formati,
frenato nell avanzata e in difficolta, fu costretto alla ritirata. Nel periodo
comunale Melegnano e gia un paese con un nucleo centrale e cascine agricole nei
dintorni. Molti melegnanesi sono investiti di cariche e responsabilita
pubbliche. Essi possono contare sui conventi di Milano, Lodi, Pavia e Crema che
accolgono giovani aspiranti alla vita monastica o culturale, consentendo anche
a molti di loro di prepararsi alla vita pubblica e civile. Melegnano veniva
cosi a inserirsi, anche per questa sua centralita logistica, nei vivaci
rapporti di vita culturale ed economica che si intrecciavano tra queste citta.
Nelle lotte tra le famiglie milanesi dei Torriani e dei Visconti per la
supremazia in Milano, troviamo di nuovo implicata la nostra citta. Quando i
Torriani furono sconfitti dai Visconti, parecchie terre situate lungo il Lambro
furono acquistate dalla famiglia Brivio. Da questo momento si puo annotare che
Melegnano riprodurra in piccolo ogni forma di dominio visconteo, sia in campo
politico che in quello amministrativo, economico, sociale, religioso ed
artistico. E questo trova una sua giustificazione proprio per la gran parte che
ebbe Melegnano nella storia dei Visconti. Con la divisione di Milano e del suo
contado tra i fratelli Galeazzo e Bernabo Visconti, il castello di Melegnano
tocco a Bernabo. Lo scrittore Paolo Giovio riporta che Bernabo, Signore di
Milano, edifico sulle rive del fiume Lambro nella terra di Maregnano una
grandissima casa simile a una rocca con ponte. Bernabo fece costruire anche la
strada Pandina che conduceva da Melegnano alle sue riserve di caccia. La vita
di Bernabo Visconti e la sua frequente permanenza a Melegnano furono motivo di
leggende, novelle e racconti che ancora oggi si tramandano. La novella della
scomunica e certo la piu nota. In essa si narra che Bernabo costrinse i due
ambasciatori del Papa, latori della scomunica, a mangiare pezzo per pezzo la
bolla fatta di pelle di animale, minacciandoli, altrimenti, di far loro bere l
acqua del Lambro in cui li avrebbe gettati. Il castello ha sempre rappresentato
un polo strategico per il controllo che riusciva ad esercitare nel Sud Milano.
Esso costituiva un alloggiamento di armati e persone che regolavano l
amministrazione economica e fiscale del territorio. In modo particolare l
attivita agricola e commerciale e i mercati settimanali assicuravano entrate
sicure e continue nelle casse del ducato milanese. Il successore di Bernabo
Gian Galeazzo, suo nipote e genero, divenuto duca di Milano, ebbe un
riconoscimento ufficiale del potere su tutta la Lombardia con l incoronazione
in Sant Ambrogio nel 1395. Da allora sullo stemma ducale comparve l aquila
imperiale. Sono di questo periodo casi di peste a Monza e a Milano. Gian
Galeazzo si rintano nel castello di Melegnano dove tuttavia fu colpito dalla
malattia e mori nel 1402. Anche di questo la leggenda si impadroni. Si narra
che un diavolo in quella notte, entrato in Castello, attese la sua preda,
mentre dal cielo si riversava sull abitato un diluvio di acqua e fulmini. Dopo
la morte di Gian Galeazzo, Melegnano fu al centro di lunghe contese per il suo
possesso tra il successore Giovanni Maria e il Signore di Lodi Giovanni
Vignati. Alla fine il castello ritorno ai Visconti. In un decreto del 1412
Melegnano, ad opera di Filippo Maria Visconti, ebbe una prima forma di
autonomia, con l assegnazione di un capitano con funzioni vicarie del Duce per
l amministrazione e per il tribunale. Nella citta sorgeva il Palazzo Visconti
che e l edificio situato nell attuale Piazza Garibaldi al numero civico 10.
Alla sommita di una cappella della Chiesa del Carmine stava incisa l arma dei
Visconti. Sui resti dell'antico ponte di Milano fino al 1745 vi era lo stemma
visconteo che compare anche dipinto sull entrata del Castellazzo, ora Casa di
Riposo. Solidi e intensi furono i rapporti tra Filippo Maria e i Melegnanesi.
Alla sua morte nasceva l Aurea Repubblica Ambrosiana con un vicario e i 12 di
Provvisione, un Consiglio di 24 Capitani, l Assemblea dei Cittadini e il
Consiglio Generale dei Novecento Melegnano segui le sorti della stessa. L
avvento di Francesco Sforza, a cui l Aurea Repubblica Ambrosiana aveva affidato
il supremo comando militare, porto un periodo di instabilita politica.
Melegnano, occupata dalle truppe dell A.R.A. fu ripresa da Francesco Sforza,
dopo un assedio, narrato da un cronista del tempo, che duro sei giorni. In
questa occasione furono abbattute due torri del castello e i muri di
congiunzione. Il castello, dopo tre giorni di trattative, fu assegnato allo
Sforza che l anno successivo, entrato a Milano, ne divenne duca, seppellendo le
ceneri della Repubblica. Come si e visto il Castello di Melegnano rappresentava
una solida fortezza e un passaggio obbligato per Milano e , pertanto, rivestiva
una grossa importanza strategico-politica. Alla sua custodia era preposto un
castellano, scelto fra i militari, il quale riceveva una paga mensile e aveva
come compito di provvedere alle munizioni e all approvigionamento dei magazzini
che dovevano essere sempre pronti a reggere, fino a un anno, un eventuale
assedio. Nel 1512 il castello fu consegnato a Francesco Brivio con la carica di
capitano e vicario ducale. In questo periodo Melegnano, a seguito della calata
dei Francesi in Italia, fu teatro della grande ed epica battaglia dei Giganti o
di Marignano, avvenuta nel 1515, combattuta fra mercenari di Francesco I e l
esercito dei Cantoni svizzeri alleati degli Asburgo, per la supremazia del
dominio francese in Italia. La battaglia rimase leggendaria e la sua fama si
sparse per l Europa. Essa, infatti, porto decisive conseguenze e radicali
cambiamenti nelle questioni internazionali, nazionali e locali. Massimiliano
Sforza cedette il ducato di Milano a Francesco I e cosi il Milanese tornava ai
Francesi. I 13 Cantoni svizzeri conclusero la Pace perpetua con la Francia e si
impegnarono da quel momento in una politica di neutralita. Con Carlo re di
Spagna venne firmato un trattato per cui i Francesi tennero il Milanese e gli
Spagnoli il Napoletano. Anche la leggenda si impadroni della battaglia di
Marignano. Il poeta Gian Alberto Bossi narrava come i pulcini prima della
battaglia avessero cantato come galli per cinque interi giorni. Molti artisti
si ispirarono a questo avvenimento bellico: nella sala delle armi del Museo
Nazionale di Zurigo vi e un affresco di Fernand MODLER che riproduce la
ritirata; sulla tomba di Francesco I a Saint Denis e scolpita la battaglia;
esiste una moneta coniata da Francesco I con la scritta Primus domitor
Helvetiorum; a Versailles vi e un quadro del pittore Jean Honore' Fragonard
(1806), raffigurante la battaglia. Alla periferia di San Giuliano Milanese vi e
ora, purtroppo in pessime condizioni, un monumento denominato La Vittoria,
eretto da Francesco I dopo la battaglia e infine, a Zivido, vi e l Ossario che
raccoglie le ossa dei numerosi caduti. Molte poi sono le tradizioni popolari
nate dall avvenimento. La cappella a ridosso della Chiesa di Mezzano, dedicata
a S. Maria della Neve, contiene delle ossa e il popolo vi attribuisce il potere
di fare miracoli. Ma la battaglia dei Giganti non segno un periodo di pace.
Nella lunga guerra che segui e che si accese tra Francesi e Spagnoli, Melegnano
si trovo nuovamente coinvolta. Il 1 marzo 1532, dopo alterne vicende politiche
e militari il duca Francesco Sforza II nomino Gian Giacomo Medici, capitano e
condottiero del ducato di Milano, Marchese di Melegnano. Il castello, che
apparteneva ai Brivio, fu consegnato al Medici con regolare contratto, che lo
stesso Carlo V approvo con suo decreto. Melegnano si trasformo, pertanto, in
Marchesato sotto Casa Medici e a tale casata il castello appartenne fino al
1981, anno in cui fu venduto alla Provincia ed al Comune di Melegnano. Il
fratello del primo Marchese di Melegnano venne eletto Papa col nome di Pio IV e
fu a lui che si deve la concessione alla nostra comunita della Bolla con
l indulgenza del Perdono, avvenuta il 20 gennaio 1563. Dalla festa religiosa
nacque la Fiera del Perdono che nel tempo aumento la sua durata, passando
dall'iniziale giorno e mezzo a una settimana e via via fino ai tre mesi di
oggi. Nel periodo Visconteo-Sforzesco fu aperta la nuova strada Pandina che da
Melegnano portava a Villa Pompeiana. Fiorirono i monasteri di Calvenzano,
Viboldone e Chiaravalle e, pare, Legorina e Sarmazzano. Il monastero dei
Carmelitani al Carmine fu fondato verso il 1300 ed ebbe in dotazione molte
pertiche di terra. In detto periodo per la prima volta si ha notizia della
Rocca Brivio, di Colturano e Vizzolo. La belle et bonne terre viene definita la
nostra terra dal cronista francese Pasquier le Moyne che aveva osservato le
vigne fertili, le campagne coltivate a frumento e frutta. E del Lambro (tempi
beati ) lo storico Giorgio Merula scrive: aquarum perpetua claritate nitens
copiaque piscium optimorum abundans. L impulso principale all agricoltura pare
sia venuto dai numerosi ordini monastici: i Cluniacensi si insediarono nell
Abbazia di Calvenzano nel 1093, a Chiaravalle i Cistercensi nel 1135, a
Viboldone gli Umiliati nel 1176, a Carpiano i Certosini nel XII secolo, a
Melegnano i Carmelitani nel 1393. La forma chiusa delle cascine, derivata
originariamente dalla casa romana, fu adottata come forma dai monaci per
costruire i loro monasteri. Il Mercato Non conosciamo la data di fondazione,
certo molto lontana nel tempo, del mercato del Giovedi, tuttora attivo. Ma gia
nel 1343 era fatto obbligo al castellano di prestare aiuto, consiglio e favore
ai venditori e non si doveva imporre pedaggio del ponte sul Lambro nel giorno
di mercato, come viene attestato da una concessione di Giovanni Visconti. Nel
1412 compare una prima menzione storica dell esistenza del mercato del Giovedi;
in una disposizione governativa viscontea si emana un decreto perche il
responsabile del dazio di Melegnano abbia la facolta di agire contro gli
evasori in giorno feriale e giuridico purche non sia giorno di mercato. Nel
1441 Filippo Maria Visconti riconferma il mercato del giovedi. Infine nel 1442
si trova un riferimento chiaro: In Melegnani terra pubblicum mercatum singulo
die Jovis. Nel 1555 e nel 1556 Filippo II re d Italia riconferma a Gian Giacomo
Medici Marchese di Melegnano la facolta di esercitare il mercato al giovedi.
Infine nel 1715 il Governo austriaco conferma le concessioni dei privilegi per
il mercato del giovedì a Carlo Antonio Medici. Intanto, nel tempo, Melegnano da
vicus diventa oppidum e poi borgo con mura perimetrali di difesa. Il Castello,
il Mercato e il Ponte del Lambro, con l obbligo di pedaggio, sono i tre
elementi base che conferiscono a Melegnano importanza economica, finanziaria e
logistica. Il Dominio spagnolo Dalla meta del 1500 fino a tutto il 1600 la
Lombardia fu assoggettata completamente alla Spagna. Nel 1608, dopo anni di
diatribe fra i notabili melegnanesi per la conduzione politica e amministrativa
della citta, si giunse, per opera del magistrato Luigi Melzi, delegato di
Filippo III, a emanare una nuova Costituzione. Essa conteneva 15 articoli e fu
votata da 124 capifamiglia melegnanesi su 186 famiglie. Tale costituzione
assicuro per un certo periodo un po di tranquillita nell amministrazione e rese
piu chiari i rapporti tra autorita centrale e periferica. Nel 1576 Melegnano fu
colpita dalla peste e il Tribunale della sanita di Milano fece costruire un
lazzaretto nella zona della Madonnina di Sarmazzano. Vi fu una seconda ondata
di peste, nel 1630, causata dalle invasioni dei Lanzichenecchi e questa volta
fu l Ospedale dei Pellegrini, accanto alla Chiesa di San Pietro, che accolse i
colpiti dal morbo. In quelle occasioni i melegnanesi fecero voto di speciali
riti religiosi. Il Comune ordino dieci quadri raffiguranti la vita di San
Giovanni Battista, quadri che venivano esposti sotto le arcate della Chiesa.
Oggi sono in parte nella Chiesa di S. Giovanni e in parte in quella di San
Pietro. Fra i riti legati a queste vicende occorre ricordare che la IV Domenica
di Agosto si celebra la festa commemorativa del voto del 1630. In Chiesa si
brucia un globo di bambagia e l officiante recita: Sic transit gloria mundi.
Nel 1656 i Francesi attaccarono in forze Melegnano. Chi pote si salvo in
Castello, altri fuggirono nei campi e trovarono rifugio nelle cascine piu
lontane. I Francesi saccheggiarono il paese, rubarono e incendiarono.
L'economia melegnanese in questo periodo, mentre registrava altrove uno stato
grave di crisi, non ebbe grosse flessioni. Fu dato impulso al mercato del
Giovedi, concedendo ai venditori esenzioni e liberandoli da onerose
costrizioni. Con l avvento di San Carlo Borromeo, Melegnano cesso di
appartenere alla pieve si San Giuliano e divenne sede di pieve autonoma,
comprendente fra l altro Mezzano e Pedriano. Nel 1666 fu posta la prima pietra
della nuova Chiesa di San Pietro, poi consacrata nel 1672. Con il governo
spagnolo i Marchesi Medici ebbero buoni rapporti, preferendo essi adattarsi
alla nuova realta. Buoni furono pure i rapporti tra i discendenti dell antica
famiglia milanese dei Visconti e i Marchesi stessi. Il Dominio austriaco
Quando, con la pace di Utrecht, Milano tocco all Austria, Melegnano ne segui la
sorte, accogliendo l avvenimento come una liberazione. Il fiscalismo opprimente
della Spagna aveva provocato difficoltà nei bilanci comunali, i redditi
erano bassi, alta la percentuale degli analfabeti. Solo i Medici e gli Istituti
religiosi possedevano una relativa ricchezza. Gli agricoltori e i fittavoli di
Melegnano, colpiti pesantemente dalle tasse, non erano nel novero dei
benestanti. Da un rapporto stilato da una apposita commissione di melegnanesi
nel 1718 si rileva che il Comune aveva un deficit di 1.578,99 lire ed era,
inoltre, gravato da un debito di 87.723 lire. In un formale ricorso presentato
a Carlo VI, Re d'Austria e Signore di Milano, si elencano i vari problemi della
citta : le piene devastatrici del Lambro, le soste e i passaggi delle
truppe e il loro relativo mantenimento, famiglie che emigravano altrove (1700
in tutto i residenti) la necessita di aggregare le terre vicine, che avevano
goduto dei benefici dei servizi senza alcun carico (problema ancora di
attualita). Il governatore intervenne solo in parte e il bilancio non fu
risanato. Solo in seguito, con una politica di contenimento delle spese, con l
aumento del prezzo del pedaggio del Ponte sul Lambro, unita a una politica di
ribellione tesa a negare il pagamento di tributi alla Chiesa e al Marchese, si
raggiunse lo scopo. Si susseguirono altri avvenimenti bellici in cui la nostra
citta e coinvolta. Si alternano in poco tempo, dopo la Spagna, gli Austriaci, i
Piemontesi e, da ultimo, nuovamente l Austria. Con l avvento di Maria Teresa si
ebbe un nuovo tipo di amministrazione che riporto Melegnano a far parte della
pieve di San Giuliano, ma rese giustizia sociale, perequando le imposte. E di
questo periodo la costruzione del primo cimitero fuori le mura e i lavori per
la sistemazione del corso del Lambro. Si registrano anche gli smantellamenti
piu decisivi dei resti delle tre porte che davano l accesso a Melegnano: il
ponte di S. Angelo o Portone, il Ponte di Milano che chiudeva il paese,
separando la zona detta contrada Carmine e la Porta del Lambro che era un
complesso fortificato. L avvento di Napoleone e il Risorgimento Il 1796 segno l
arrivo di Napoleone a Milano e, dopo i primi momenti di euforico gaudio, questi
attivo l ordine di consegnare soldi e argenti, il che valse anche per
Melegnano, dove la somma che si dovette pagare fu di 11.400 lire piu 20 chili d
argento. Con l avvento della seconda Repubblica Cisalpina, dopo 13 mesi di
occupazione austro russa, Napoleone ordino la soppressione di tutti gli Ordini
religiosi. I quattro conventi di Melegnano, Francescani, Cappuccini, Orsoline e
Servi di Maria, furono chiusi e spogliati di mobili e suppellettili. Migliore
sorte ebbero le campane di San Giovanni. Fu il Prevosto Candia a salvarle dalla
razzia francese con una abilissima mossa: accolse Napoleone con una solenne
processione a cui partecipo tutto il popolo melegnanese. Candia ando incontro
al cocchio imperiale e rivolse alcune parole all imperatore: non si seppe mai
il contenuto della breve conversazione, ma il risultato fu che Napoleone se ne
ando salutando e le campane rimasero al loro posto. Melegnano, dopo il
Congresso di Vienna, venne inserita nel Distretto XII della Provincia di Milano
con la denominazione di Comune di Melegnano. L amministrazione imperiale
austriaca fu retta e scrupolosa, sostenuta da uomini integri, imparziale nei
confronti di tutti i sudditi, senza differenze tra austriaci e lombardi.
L'amministrazione, rigorosa e pressante, si occupo di riorganizzare la vita
della citta, della campagna e perfino il clero fu coinvolto in vari modi,
attraverso circolari dirette ai parroci, con le piu svariate richieste di
collaborazione. Non si riscontrano in questo periodo grosse novita nel settore
urbanistico che vede l abitato di Melegnano diviso in tre zone: Borgo San
Rocco, Ponte di Milano e Borgo Lambro. Nella cascina operano i salariati fissi
e i giornalieri, le colture sono a marcite e a riso. Da questo momento comincia
l ultima grande stagione agricola per Melegnano e contemporaneamente inizia
anche per la citta l era industriale. Commercialmente il punto piu forte e
sempre il mercato del Giovedi, che il governo austriaco regolamenta, eliminando
abusi e disordine. Allo scoppio delle 5 giornate di Milano il generale
austriaco Radetzky, nella marcia di ritiro, passo da Melegnano, ma, nonostante
la mediazione del melegnanese Polli, che tento di opporsi con la ragione alla
violenza degli Austriaci, la citta fu saccheggiata e bombardata. Chiusa la
parentesi della I guerra risorgimentale del 1848 con la sconfitta di Carlo
Alberto, l Austria ritorno a Milano. Ritroviamo Melegnano al centro di
operazioni belliche, subito dopo la battaglia di Magenta. L 8 giugno 1859 gli
Austriaci si scontrarono presso la nostra citta con l esercito
franco-piemontese. Fu una battaglia breve, ma sanguinosa che i Francesi
vinsero, ma a caro prezzo. Di essa ci ha lasciato una testimonianza Giacomo
Frassi, melegnanese, testimone oculare. Fra i melegnanesi che si distinsero nel
Risorgimento italiano dobbiamo ricordare Giuseppe Dezza. Lo troviamo
combattente nella prima guerra d indipendenza nel 1848, poi con Nino Bixio
nella Brigata dei Cacciatori delle Alpi. Nel 1859 Garibaldi gli affida il
comando, durante la spedizione dei Mille, della divisione Volturno e, a Teano,
conosce il re Vittorio Emanuele II. A 32 anni entra come ufficiale nell
esercito regolare. Fu al seguito del Re nel 1873 a Vienna e a Berlino e rimase
accanto a lui fino al 1877. In seguito partecipo alla vita politica come
deputato di Codogno. Fu nominato senatore del Regno e collocato in riposo col
grado di comandante di corpo d armata. Oggi riposa nella cappella cimiteriale
di famiglia in Melegnano. La citta gli ha dedicato una via e un busto che e
posto sotto il porticato del Palazzo comunale. Per ricordare Garibaldi, che era transitato per Melegnano, la citta ha fissato nelle piazze e nelle vie alcune fra le piu importanti vicende garibaldine e i nomi di alcuni suoi importanti seguaci P.zza Garibaldi, Via G. Dezza, Via N. Bixio, Via dei Mille e Via Volturno. Verso la fine del secolo si registra sul piano dei trasporti il raddoppio della ferrovia Milano-Piacenza e l attraversamento della citta da parte del tram della linea S. Angelo-Melegnano-Milano. Il Novecento Con l'amministrazione guidata dal Sindaco Codeleoncini, nei primi anni del Novecento, si trovo soluzione all annoso problema del funzionamento delle 5 classi elementari. Nascono l Asilo Sociale (la posa della prima pietra ebbe luogo il 18 giugno 1911), l Asilo Trombini, il Ricovero dei vecchi, l Ospedale Predabissi, la Societa operaia ed il giornale Il Corriere del Lambro. Sempre di questi anni e la nascita di associazioni di servizio sociale come la Societa badilanti braccianti e affini, nota anche come Cassa di soccorso, l Unione di mutuo soccorso fra le associazioni religiose, la Societa contro l accattonaggio e, infine, la Societa 8 giugno 859 che raccoglieva i reduci delle battaglie risorgimentali. La 1 guerra mondiale trovo schierati i Melegnanesi attorno al Movimento dei Moderati, al Circolo popolare e al Movimento socialista. Sono di questi anni le battaglie politiche tra socialisti e cattolici nel Consiglio comunale. Si andava intanto affermando, in modo via via piu incisivo, la presenza della classe operaia nella vita amministrativa della citta. La prima guerra mondiale vide i melegnanesi, nonostante le diverse posizioni ideologiche, uniti in iniziative di assistenza civile a favore dei profughi. E' di questo periodo la nascita del mercato della Domenica, che ancora oggi mostra la sua grande rilevanza commerciale per la citta e per tutto il circondario melegnanese, che in esso trova anche elementi di aggregazione. Dopo il 1918, terminata la guerra, risorgono le rivalita ideologiche con l affermazione sempre piu significativa del socialismo, cui si contrappose nel 1919 il Partito Popolare Italiano. Un terzo movimento era quello dei laici moderati, non ancora ben organizzato, ma dal quale uscirono uomini di provata serieta amministrativa e di indiscussa onesta. Dal 1920 al 1922 la prima amministrazione socialista porto a compimento riforme e leggi sociali di primaria importanza, fin che si giunse allo scioglimento del Consiglio comunale nel Giugno del 1922. Comincia anche a Melegnano la lunga parentesi fascista. Nel 1924 si riaffaccia la questione dell unificazione dei Comuni limitrofi, essendo Melegnano centro di servizi per tutto il circondario: mercato, servizio telefonico e telegrafico, ferrovia, banche, scuola, uffici amministrativi, Opera maternita e infanzia. In questi anni la situazione economica conosce ancora una forte occupazione agricola, ma, nel contempo, avanza in modo significativo l industria melegnanese. Del periodo fascista ricordiamo questi fatti: la riorganizzazione dei pubblici servizi, l'assistenza all Opera maternita e infanzia, l istituzione del consultorio pediatrico ed ostetrico, l apertura del nido d infanzia per i bambini delle mondariso, le colonie, la compilazione dell elenco dei poveri per l assistenza sanitaria gratuita, la mutua sanitaria comunale, la costruzione di case popolari, due lavatoi pubblici, e un Consorzio con 22 Comuni limitrofi. Durante la II guerra mondiale anche i cittadini melegnanesi pagarono un loro pesante contributo di sangue. La condiscendenza della comunita melegnanese nel periodo fascista pare piu di facciata che sostanziale. In realta la gran parte dei cittadini di Melegnano non abbandono la vocazione alla liberta, vocazione che si manifesto palesemente dopo l 8 settembre 1943 e che sfocia in una ribellione attiva. Si puo dire che la Resistenza che nasce affonda le sue radici in una ancora piu lontanta vocazione popolare alle lotte sindacali, di matrice socialista, alle lotte dei fuorusciti italiani nella guerra di Spagna, alla ribellione alla dittatura fascista. Dopo l armistizio dell 8 settembre, nella lotta cospirativa, si distinsero melegnanesi appartenenti a diversi gruppi politici: sarebbe assai lungo l elenco di quelli che hanno partecipato alla Resistenza nella nostra citta. La coralita e la determinazione che hanno caratterizzato le lotte della Resistenza non possono essere scalfite in nessun modo dalle divergenze politiche ed ideologiche che si manifestarono dopo la liberazione. Tutto sommato da queste divergenze, portate avanti nel rispetto reciproco, e nata la democrazia che attinge in parte la sua linfa vitale dalla dialettica che da tali contrasti si sviluppa e che, comunque, nasce dal desiderio di concorrere al bene della citta. Questa, fu la grande storia di Melegnano che melegnanoascoltaci vuol far conoscere a piu gente possibile.
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